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La Storia
Era il 1920 quando Francesco Geraci decise, all'età di 21 anni, di aprire al numero 6 di via Mazzini un laboratorio di oreficeria che esaudisse il proprio desiderio di creatività. La produzione comprendeva pezzi di grande pregio e di sofisticata manifattura; alcuni tra i più raffinati esemplari sono tuttora riportati su testi specializzati di oreficeria.

Nel 1940 al laboratorio si aggiunse un locale adibito alla vendita dei
manufatti e via via fino ai giorni nostri, tramandandosi da padre in figlio, la ditta di Francesco Geraci è diventata la Geraci Gioiellieri S.r.l. sita sempre in via Mazzini 6. La filosofia di questa azienda familiare, condotta oggi dai figli e dai nipoti di Francesco Geraci, si coglie immediatamente appena
varcata la soglia di questo elegante negozio articolato su più piani.
 

 
Si avverte non solo l'attenzione dei proprietari per quanto di meglio possano offrire le ditte di argenteria moderna, di porcellana, di cristalleria e di orologeria ma anche la particolare cura nella ricerca dell'antico: un'intera sala è, infatti, destinata ad accogliere le collezioni di raffinati argenti, Sheffield, stampe italiane ed inglesi. La peculiarità che contraddistingue la ditta Geraci  è e rimane in ogni caso la predilezione per la lavorazione


artigianale tanto per la gioielleria e l'oreficeria quanto per l'argenteria: la capacità di realizzare qualsiasi oggetto, anche su disegno del cliente stesso, con i criteri di una volta. Non si dimentichi, infatti, che ai gioiellieri Geraci fu affidato dal Comune di Palermo la realizzazione del reliquiario in argento ed oro donato al Santo Padre in occasione della sua visita nella città nel 1982. Una storia e una tradizione dunque tutta palermitana, fatta di squisita ospitalità e competenza, che continua ancora oggi.

Palermo 20 Novembre 1982
Una reliquia in dono al Papa
E' proprio ai gioiellieri Geraci che nel 1982 il Comune di Palermo ha affidato la realizzazione di una reliquia di Santa Rosalia, donata al Santo Padre in occasione della sua visita nella città. Santa Rosalia non è soltanto la Santuzza dei palermitani, ma anche la Patrona della Polonia in caso di peste. Ancora oggi, a Cracovia si venera una reliquia che, portata in giro per la città nel 1630, fece miracolosamente cessare l'epidemia bubbonica, proprio com'era accaduto sei
anni prima a Palermo. La scoperta è stata fatta mentre si cercava di stabilire quale dono avrebbe potuto meglio gradire il Papa. Bisognava trovare qualcosa che stesse molto a cuore ai palermitani e che, al contempo, potesse divenire cara a Giovanni Paolo II, sempre profondamente legato alla sua Polonia. L'allora sindaco di Palermo pensò così di fare realizzare da un maestro orafo palermitano una copia del reliquiario esistente a Cracovia e di offrirla al Santo Padre a nome di tutta la città. Si tratta di un'urna delle dimensioni di una macchina per scrivere, ma più alta in quanto è sormontata da una corona con lo stemma del popolo polacco. L'originale è in legno dorato e cristallo. La copia è stata impreziosita realizzandola in oro e argento, cristallo e malachia, una pietra dura molto ricercata. Tre cesellatori, sotto la direzione del maestro orafo Aldo Geraci, hanno realizzato l'opera basandosi solamente su alcune riproduzioni fotografiche della copia originale che si trova a Cracovia.
Aldo Geraci ne ha tratto prima un disegno, poi un modello in compensato ed, infine, tanti altri disegni quante sono le parti che compongono il reliquiario. "La difficoltà maggiore - ha riferito il maestro orafo - è stata la brevità del tempo a disposizione per realizzare l'opera. Si è trattato, infatti, di un lavoro tutto di traforo e di cesello, necessariamente preceduto dalla progettazione che ha richiesto molto tempo. Un'opera del genere si può fare, oggi, soltanto per una circostanza particolare come questa".
 
 

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